Amare se stessi

Dr. Filippo Conti


Filippo Conti, Psicologo Psicoterapeuta SIPT, sempre alla ricerca del profondo di sé e del Sé, e delle infinite strade che portano all’autenticità dell’essere, passando attraverso le trame del visibile e dell’invisibile



Tante volte confondiamo l’amore per se stessi con l’amore egoistico; esisto io e l’altro si adegui… io voglio e l’altro deve… l’amore egoistico tende alla chiusura verso l’altro e a rivolgersi esclusivamente ai bisogni dei nostri tratti carenti, a cercare e ricercare l’appagamento dei vuoti; quindi dirò a me stesso: “io faccio ciò che voglio”, ma questo voglio non sarà guidato dal mio Sé, ma da un capriccio di una mia parte bisognosa. L’amore verso se stessi è apertura, è realmente amare il nostro profondo, il nostro universo interiore e quindi, per osmosi, anche l’universo in cui siamo immersi. Amare il nostro profondo significa amare la nostra timidezza, la nostra gelosia, le nostre debolezze, ma anche le nostre qualità, potenzialità; significa amarci nonostante tutto, significa presenza assoluta, andare verso la bellezza, la meraviglia e la curiosità. Allo stesso modo, come amiamo noi stessi amiamo gli altri… amiamo i loro pregi? Amiamo i loro difetti? Oppure siamo schizzinosi, con la puzza sotto il naso, giudici impietosi della imperfezione altrui, che è la stessa nostra imperfezione non riconosciuta? Pensate che amare se stessi realmente, significa anche amare chi non ama il nostro difetto, chi non ama noi stessi, chi non ci riconosce; perché dentro di noi abbiamo anche le parti che non amano i nostri difetti o noi stessi, e per amare noi stessi dobbiamo amare anche quelle parti.


L’amore verso se stessi è apertura, è realmente amare il nostro profondo, il nostro universo interiore e quindi, per osmosi, anche l’universo in cui siamo immersi.

Quindi vorrei rigirare l’assunto che dice che per amare gli altri dobbiamo amare noi stessi, dicendo che forse, per capire se amiamo davvero noi stessi, dobbiamo capire quanto siamo in grado di amare l’altro; così come amiamo l’altro amiamo noi stessi; state sicuri che chi crede di amare troppo l’altro, non è detto che ami davvero… La più grande illusione umana è quella di essere separati, di nascere egoisti, per realizzare i bisogni del nostro ego, sempre più grasso e tronfio nel richiederci continue prove d’amore. Certo l’ego ci è utile proprio per permetterci l’individuazione e sentirci per un po’ separati in modo da poter fare esperienza nella materia, e riportare quell’esperienza nell’inconscio collettivo, in modo che ciò che vivo possa essere utile a tutti, ma la nostra natura tende all’unione, allo sciogliersi ed espandersi nel Tutto. Il vero amore di sé non è altro che amare quell’immenso mondo che è dentro di noi, ma che non è altro che il riflesso di ciò che ci sta intorno. Quando odio l’altro, in quel momento sto odiando qualcosa di me, getto una coltre spessa di ghiaccio nei fiumi che bagnano le mie emozioni, rendendo i miei campi senza frutto, aridi e risentiti. La legge del karma non è qualcosa decisa da qualcuno esterno da noi, ma è una realtà che ci appartiene da sempre; noi siamo il nostro karma, o meglio ciò che facciamo all’altro, non è che qualcuno ce lo rimanda indietro, ma è già in noi. Mentre tiriamo una coltellata al vicino, quella coltellata sta già penetrando nella nostra carne, perché colui che ha ricevuto la coltellata è dentro di noi. Questo dovrebbe farci capire quanto sia importante amare l’altro per amare noi stessi. Tutte le volte che siamo gentili con qualunque creatura sulla terra, stiamo accarezzando il nostro Io, stiamo commuovendo la nostra anima, che nel suo muoversi ci riallinea con il nostro vero progetto.


Il vero amore di sé non è altro che amare quell’immenso mondo che è dentro di noi, ma che non è altro che il riflesso di ciò che ci sta intorno.

La chiusura porta a imbrigliare l’anima, a circondarla di sbarre, e non permetterle di esprimere il suo motivo in questo mondo. L’apertura libera l’anima nella sua espressione e manifestazione.

Nell’amore egoistico tu isoli la gioia e la rendi dipendente dalle circostanze, diventi tu stesso dipendente da un risultato e dall’altro e separi continuamente te stesso da ciò che ti circonda.

Nell’amore altruistico invece accetti che il tuo ego scompaia per un attimo, sentendo il cuore espandersi e l’anima commuoversi; spieghi le ali al vento e lasci che l’infinito ti rapisca in un salto che dalla terra ti dissolve in un Tutto. Non c’è più confine né limite, perché non può esserci limite né confine al Tutto. Ovviamente è molto difficile raggiungere quello stato, ma niente ci vieta di poterlo fare, perché tutti siamo nati con la possibilità di farlo. Siamo il Tutto diventato frammento, separati dall’ego, alla ricerca del riunirsi di nuovo nel Tutto, trasformati dalla consapevolezza e dall’amore. Per questo ogni esperienza è vita, è crescita, è apertura, se tu riesci a capire che accettare gentilmente ciò che ti accade, non solo arricchisce il tuo mondo interiore, ma anche il mondo intorno a te, che con la stessa ricchezza ti ricompenserà.



La più grande illusione umana è quella di essere separati, di nascere egoisti, per realizzare i bisogni del nostro ego, sempre più grasso e tronfio nel richiederci continue prove d’amore. Certo l’ego ci è utile proprio per permetterci l’individuazione e sentirci per un po’ separati in modo da poter fare esperienza nella materia, e riportare quell’esperienza nell’inconscio collettivo, in modo che ciò che vivo possa essere utile a tutti, ma la nostra natura tende all’unione, allo sciogliersi ed espandersi nel Tutto. Il vero amore di sé non è altro che amare quell’immenso mondo che è dentro di noi, ma che non è altro che il riflesso di ciò che ci sta intorno. Quando odio l’altro, in quel momento sto odiando qualcosa di me, getto una coltre spessa di ghiaccio nei fiumi che bagnano le mie emozioni, rendendo i miei campi senza frutto, aridi e risentiti. La legge del karma non è qualcosa decisa da qualcuno esterno da noi, ma è una realtà che ci appartiene da sempre; noi siamo il nostro karma, o meglio ciò che facciamo all’altro, non è che qualcuno ce lo rimanda indietro, ma è già in noi. Mentre tiriamo una coltellata al vicino, quella coltellata sta già penetrando nella nostra carne, perché colui che ha ricevuto la coltellata è dentro di noi. Questo dovrebbe farci capire quanto sia importante amare l’altro per amare noi stessi. Tutte le volte che siamo gentili con qualunque creatura sulla terra, stiamo accarezzando il nostro Io, stiamo commuovendo la nostra anima, che nel suo muoversi ci riallinea con il nostro vero progetto.


La legge del karma non è qualcosa decisa da qualcuno esterno da noi, ma è una realtà che ci appartiene da sempre; noi siamo il nostro karma, o meglio ciò che facciamo all’altro, non è che qualcuno ce lo rimanda indietro, ma è già in noi.

La chiusura porta a imbrigliare l’anima, a circondarla di sbarre, e non permetterle di esprimere il suo motivo in questo mondo. L’apertura libera l’anima nella sua espressione e manifestazione.

Nell’amore egoistico tu isoli la gioia e la rendi dipendente dalle circostanze, diventi tu stesso dipendente da un risultato e dall’altro e separi continuamente te stesso da ciò che ti circonda.

Nell’amore altruistico invece accetti che il tuo ego scompaia per un attimo, sentendo il cuore espandersi e l’anima commuoversi; spieghi le ali al vento e lasci che l’infinito ti rapisca in un salto che dalla terra ti dissolve in un Tutto. Non c’è più confine né limite, perché non può esserci limite né confine al Tutto. Ovviamente è molto difficile raggiungere quello stato, ma niente ci vieta di poterlo fare, perché tutti siamo nati con la possibilità di farlo. Siamo il Tutto diventato frammento, separati dall’ego, alla ricerca del riunirsi di nuovo nel Tutto, trasformati dalla consapevolezza e dall’amore. Per questo ogni esperienza è vita, è crescita, è apertura, se tu riesci a capire che accettare gentilmente ciò che ti accade, non solo arricchisce il tuo mondo interiore, ma anche il mondo intorno a te, che con la stessa ricchezza ti ricompenserà.